Il Battaglione Studenti Universitari di Medicina a Padova

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di  Adriano Favaro

sta in Fotostorica: Numero 9/10 – Dicembre 2000: UN ALBUM:

“IL BATTAGLIONE STUDENTI UNIVERSITARI DI MEDICINA A  PADOVA”

Le spesso immagini qui presentate, a volte drammatiche, provengono da due album  il cui contenuto è chiarito dal titolo riportato all’interno del primo di questi: “Il Battaglione Studenti Universitari di Medicina a Padova” (album introduttivo – dimensioni 38×29 cm – con testi e 8 foto 18 x 24 cm, che rappresentato esse stesse collages di varie vedute delle sedi della Facoltà di Medicina e momenti di vita del Battaglione )

L’altro album allegato  (dimensioni  40×27 cm- con 45 foto di vari formati (18 x 24; 13 x 18 ecc) reca all’interno una scritta stampigliata in  oro  che recita: “Al Professore Giuseppe Sterzi questo ricordo del comune magistero innanzi ai giovani medici in armi per la guerra sacra di redenzione e di civiltà offrono i colleghi della Facoltà medica di Padova (1916-1917)”.

I due album per la parte fotografica sono opera del fotografo patavino A. Pospisil come è palese dal marchio a secco impresso lungo i bordi delle fotografie.

Assieme ad altri atelier patavini (Agostini, Fiorentini  ecc.) Pospisil è attivo fin dalla fine ‘800 in Padova: una sua marca di fabbrica sul verso di una carte- de-visite testimonia la sua attività degli inizi del ‘900: “Premiato Stabilimento Fotografico A. Pospisil – Padova, via del Sale 1. Ingrandimenti e riproduzioni di qualsiasi grandezza. Si conservano le negative. Neg. n°…..-Anno 190.”.

Alcuni ritratti eseguiti dal suo studio sono presenti anche tra le fotografie della famiglia Bruseschi, conservate nell’omonima casa-museo di Pesariis (Friuli)  e catalogate nell’ambito delle attività del Centro regionale di catalogazione dei beni culturali di Villa Manin.

Gli album qui presentati si riferiscono appunto ai cosidetti Corsi Accelerati di Medicina che venero istituiti dal governo nel bel mezzo della Grande Guerra: durante la campagna di guerra (1916-17) il problema della carenza di medici al fronte si fece sentire in tutta la sua drammatica urgenza.

Ad un primo tentativo di istituire una scuola in zona di guerra dovette seguire un più organico provvedimento del governo italiano con l’istituzione dei Corsi Accelerati di medicina della durata di poche settimane.

Quasi 1300 giovani  studenti delle Facoltà di Medicina delle varie regioni italiane, ma provenienti dal fronte, vennero riuniti a Padova: la Facoltà di Medicina era assolutamente impreparata  a far fronte alla grande massa di studenti che vi giunse: tutti gli Istituti e le Cliniche padovane concorsero così a mettere a disposizione materiale  didattico ed atrezzature  scientifiche per far fronte all’emergenza creatasi, così come vi concorse per primo il Comando Militare padovano e poi l’Ospedale di riserva, l’Ospedale Civile, ma anche le autorità scolastiche nazionali

Si trattava di corsi di poche settimane (erano definiti Corsi Accelerati)  che dovevano servire ad inculcare sintetici insegnamenti per poi dirottare i giovani medici al fronte, dove non avrebbero praticato la medicina più sottile, quanto piuttosto amputazioni e ricuciture sommarie e con scarsi mezzi  a disposizione.

Il Rettore nel salutare i giovani ufficiali affermerà :“Il compito di preparare e svolgere i corsi accelerati, cui siete stati chiamati da volontà superiore non era facile per i vostri insegnanti nè per voi quello di seguirlo. Ho udito da taluni diminuire il valore dei vostri studi e specialmente quello del vostro diploma, chiamandolo Laurea di Guerra….voi uscendo da questa Università entrerete negli Ospedali  dove a fianco di medici e chirurghi esperti avrete occasione di iniziare o completare il tirocinio pratico secondo che appartenete ad anni più o meno avanzati o avete compiuto il corso scolastico e questo costituirà per la vostra cultura un largo compenso ad alcuni mesi di minor frequenza a corsi di lezioni”

In realtà il giornale “Il Veneto” di Padova il giorno di venerdì 30 marzo 1917 salutando questi giovani ufficiali medici che lasciavano i banchi dell’Università per i tavoli operatori improvvisati del fronte è ben più esplicito a proposito della loro destinazione:”Alla cerimonia di comiato si sono aggiunti questa volta qualche rimpianto e qualche emozione più profondi; giacchè si è pensato che i goliardi lasciavano i banchi e gli emicicli non già per gli ozi fioriti e scintillanti o per le avventure dell’aurea estate, ma per le trincee, per le tende, per le drammatiche corsie. E Padova…ha certo versato una lacrima ed ha formulato un vivo augurio verso questi nuovi figli putativi che se ne vanno, per ricordarla forse, anche dopo i sacrifici che la guerra ha imposto, con perenne pensiero”.

by giuliano