La scienza medica incontra la grande guerra

operazione

La Grande Guerra, fucina di scoperte ed innovazioni tecnologiche messe al servizio degli eserciti schierati, fanno diventare i campi di battaglia dei mattatoi in cui milioni di uomini, come molle di un sistema ad orologeria assaltano, difendono, contrattaccano… muoiono.

Ma non si muore solamente in azione o per ferite da combattimento, molte volte le cause vanno ricercate in malattie epidemiche conseguenza di condizioni igieniche inesistenti o di sindromi dovute al logoramento psichico del soldato.

Per dare una dimensione di umanità a tutto questo “caos” la scienza medica mette sul campo tutte le conoscenze e le risorse di cui dispone, ma da subito si accorge che per quanto si faccia e ci si prodighi tutto è sempre dolorosamente poco. La messa a frutto delle seppur importanti esperienze di soccorso ottocentesche, dove l’arma bianca era tra le maggiori cause di ferimenti e decessi, poco hanno a che fare con le odierne lacerazioni inflitte ai corpi e subite dalle menti. Il fronte continua a decimare uomini e la richiesta è di  medici che sappiano affrontare l’emergenza.

Il mondo scientifico accademico, vestiti molte volte i panni militari, crea l’Università Castrense con lo scopo di istituire corsi accelerati di specializzazione che in poche settimane daranno ai medici quelle competenze che serviranno nella valutazione delle priorità e fattibilità degli interventi, per lo smistamento in altre sedi dei feriti o per procedere a operazioni immediate.

La narrazione si snoda attraverso il racconto del sistema logistico del servizio sanitario militare italiano proseguendo, in un racconto filologico, nella descrizione delle cause invalidanti o mortali che potevano colpire un soldato.

Continuando a parlare di sanità militare è importante ricordare il ruolo della Croce Rossa Italiana e in particolare, visto i luoghi del Piave in cui operarono reparti Alleati, di quella Britannica e Americana.

L’alto profilo narrativo e iconografico prosegue attraverso gli scatti del fotografo patavino Parpasil, che documentano l’attività didattica svolta a favore dei medici e dei loro aiutanti, nel corso accelerato di specializzazione per il pronto intervento tenutosi presso l’Università di Padova nel 1917.

Fanno da cornice alla mostra documenti e materiali originali, proveniente da musei, collezioni private, archivi e biblioteche pubbliche per dare al percorso espositivo il giusto tono di riscontro e di rigore scientifico di cui necessita l’argomento trattato.

by giuliano