Territorio

LA GUERRA DI PIANURA, UN TERRITORIO “IMMEMORE”

L’evento bellico in pianura non ha lasciato segni tangibili nel paesaggio, così come è accaduto in montagna. Nell’immediato dopoguerra in pianura  è iniziata una rapida azione di bonifica e così i segni della Grande guerra vanno ricercati nei posti meno in vista. Oppure vanno immaginati, con qualche esercizio di fantasia, con l’ausilio dell’operato di ricostruzione del museo o l’apporto fondamentale della multimedialità e delle nuove tecnologie (a queste il Museo guarda con entusiasmo e intereresse, supportando alcuni dei programmi di digitalizzazione del patrimonio di memoria che viene alla luce, anno dopo anno, e che per forza di cose deve essere incanalato lungo le nuove architetture e autostrade dell’informazione per essere fruibile, in un’ottica “wiki” da un pubblico il più ampio possibile).

Questo assunto di partenza rende forse più difficile il compito di chi si pone come istituzione attiva a servizio di un territorio, della sua crescita economica e culturale. Tuttavia, l’azione di raccontare la Grande guerra, la volontà di focalizzarsi sul passaggio del contingente britannico, le collaborazioni e aperture internazionali hanno dimostrato che esistono nuove modalità di racconto della Prima guerra mondiale, in maniera profondamente diversa da quel che accade nei quasi immutati teatri di guerra alpini che, per certi aspetti, hanno ibernato i segni di quell’evento.

In vista dell’imminente centenario della Prima guerra mondiale il museo sta intensificando le iniziative legate alla promozione del territorio e del turismo, in collaborazione con altre associazioni e operatori attivi su questi temi.

IL FIUME PIAVE COME ASSE DI SVILUPPO

Il Piave  costituisce sicuramente l’ideale asse di sviluppo per ogni iniziativa legata al ricordo e alla portata dell’evento bellico, così come rappresenta il filo e la strada ideale per unire in una mappa un “fluire” costante di iniziative, luoghi e storie legate alla Grande guerra.

 

La campagna a Maserada sul Piave, quello che fu campo di battaglia. In questa foto l’area delle Fontane Bianche dove ammirare il fenomeno delle risorgive

Maserada sul Piave e il suo museo rappresentano oggi, con la loro posizione centrale, la facile logistica e l’impareggiabile cornice naturalistica (Oasi del Codibugnolo, Area Riserva Natura 2000, Grave di Papadopoli nell’immediate vicinanze, zona delle risorgive e delle Fontane Bianche oggetto di recente riqualifica) il punto di partenza migliore per l’esplorazione di uno snodo importante della provincia di Treviso e del fronte plavense nel suo complesso.

PER IL MOVIMENTO TURISTICO LEGATO ALLA GRANDE GUERRA

Storicamente inserito in guide importanti (come la Guida Touring Club Italia dei musei) e grazie alla forza del passaparola, il Museo di Maserada sul Piave è da tempo nei piani  di molti viaggiatori stranieri (appassionati di vicende belliche, parenti di soldati che hanno combattuto in questi luoghi, camminatori lungo il presunto tracciato di strade romane come la Via Claudia Augusta Altinate).

A questi diversi pubblici, nel corso degli anni, sono state offerte visite guidate, non soltanto presso la sede museale, ma anche nei principali teatri di combattimento delle vicinanze. Si tratta di visite che sanno unire aspetti storici e naturalistici. Anche i Reggimenti britannici sono stati ospiti del Museo, così come altre comitive provenienti da tutte le parti d’Italia e da altri musei internazionali. In tutti questi casi il Museo di Maserada sul Piave ha svolto un’importante consulenza sulla pianificazione del viaggio, dalla logistica ai consigli sulle sistemazioni alberghiere fino alla vera e propria agenda di viaggio, il tutto su base volontaria, visto che nessuna professione è finora legata all’operato del museo.